Bambini

Nei primi anni di vita le interazioni con gli altri permettono di sviluppare importanti connessioni nel cervello, che progressivamente influenzano la percezione interiore di Sè e la capacità di avere relazioni sane con il mondo esterno. La ricerca sull’attaccamento ha dimostrato che le relazioni con le figure di attaccamento durante i primi anni di vita influenzano lo sviluppo dell’abilità di regolare le emozioni, di creare relazioni interpersonali intime, così come dell’abilità di auto-regolazione e mentalizzazione. In aggiunta a ciò, la comunicazione interpersonale ed emotiva all’interno della famiglia d’origine può determinare lo sviluppo di risorse, creare nel bambino un sentimento di essere degno e meritevole di amore, e favorire la resilienza di fronte a forti disagi emotivi, favorendo quindi la salute mentale.

Nel caso di bambini adottati tutte queste acquisizioni risultano essere più o meno deficitarie, in considerazione del fatto che con ogni probabilità essi avranno vissuto sin dai primi anni di vita esperienze traumatiche complesse ripetute nel tempo e/o esperienze profonde di trascuratezza e abbandono.
Risulta dunque fondamentale aiutare questi bambini a rielaborare i traumi subiti, ma ancor prima a riorganizzare la loro percezione di sé e degli altri in un senso di identità unitario e coeso.

È importante chiarire che il bambino adottato non necessariamente è un bambino patologico, ma molto più di frequente è un bambino che necessita di un aiuto e di un sostegno specialistico affinché sia messo nelle condizioni migliori per sviluppare al massimo la sua capacità di auto-regolazione emotiva e di relazione con l’esterno, e le sue risorse mentali.

Il trattamento con EMDR rappresenta in questi casi l’approccio migliore. Poiché le esperienze traumatiche vissute sono per lo più nei primi anni di vita, e per tale motivo sono difficilmente ricordate dal bambino in modo esplicito (a livello emotivo invece il vissuto traumatico è ben presente nella mente del bambino), nel trattamento con EMDR si chiede ai genitori adottivi di partecipare scrivendo per il loro figlio una narrativa che ripercorra in modo veritiero quanto vissuto da quest’ultimo.

La presenza durante il trattamento dei genitori adottivi è inoltre di fondamentale importanza per poter ricreare col bambino e fargli vivere in modo completo un clima di accudimento e protezione che gli è precedentemente mancato. Tutto ciò, come detto sopra, favorirà lo sviluppo delle sue capacità cognitive-emotive e relazionali, permettendogli così di rielaborare anche i traumi vissuti.

Dipendenza dalla tecnologia

L’evidenza clinica ci dimostra che, oltre alle vecchie dipendenze patologiche, oggi ne esistono di nuove: shopping compulsivo, gioco d’azzardo, dipendenza tecnologica, eccessivo esercizio fisico…

Ciò che rende difficile riconoscere le nuove dipendenze come tali è il fatto che siano associate ad attività socialmente accettabili, come navigare in Internet e spesso fondamentali per la crescita, come l’esercizio fisico. Analizziamo il caso della dipendenza dalla tecnologia, che include attività quali usare il cellulare, il computer, facebook, guardare la TV, ma che si sta diffondendo soprattutto per quanto concerne la dipendenza da Internet. Attualmente ancora pochi genitori chiedono aiuto se il proprio figlio trascorre intere giornate su Internet, comincia ad avere difficoltà di concentrazione e di attenzione a scuola, con conseguente calo del rendimento scolastico e va a letto molto tardi o si sveglia addirittura la notte per navigare in Internet. In tutti questi casi, quando la dipendenza patologica crea una compromissione a livello sociale, scolastico o lavorativo, è necessario rivolgersi ad un professionista. E’ importante, da questo punto di vista, considerare che la dipendenza tecnologica passa attraverso due fasi: una prima fase, definita tossicofilica, in cui c’è un aumento dell’attività con i prodotti tecnologici, e una seconda fase, definita tossicomanica, in cui c’è una compromissione significativa della vita sociale (A. Couyoumdjan, R. Baiocco, C. Del Miglio, 2006). Questo significa che c’è una fase iniziale in cui l’aiuto psicologico potrebbe essere maggiormente efficace.

Le persone che giungono in studio per un aiuto professionale sono spesso persone affette da Cyber-Relational Addiction, ovvero tendenza ad instaurare relazioni amicali o amorose con persone incontrate on-line e che, quindi, chiedono aiuto perché hanno instaurato delle relazioni di dipendenza affettiva on-line e questo rapporto sta rischiando di compromettere, oppure purtroppo lo ha già fatto, la vita lavorativa, sociale o, in alcuni casi, anche quella matrimoniale e famigliare. In altri casi, si tratta di Net Compulsions, caratterizzata da comportamenti quali il gioco d’azzardo, la partecipazione ad aste on-line (eBay) e il commercio in rete, con gravi conseguenze dal punto di vista finanziario. Infine, soprattutto tra i più giovani, si verificano frequentemente casi di Computer Addiction, ovvero la tendenza al coinvolgimento in giochi virtuali interattivi in cui il soggetto partecipa costruendosi un’identità fittizia. In questi casi si verifica uno sdoppiamento di personalità con conseguenze gravi dal punto di vista psicopatologico. La persona può far molta fatica a separare le due personalità, quella che vive la realtà di tutti i giorni e quella virtuale, con un grave rischio di Disturbo Dissociativo dell’Identità.

Quando in studio si ripercorre la storia di sviluppo di questi pazienti, emergono molti vissuti traumatici. Spesso, si tratta di pazienti che hanno alle spalle relazioni affettive traumatiche, soprattutto nei primi anni di vita, in cui il bambino necessiterebbe di un attaccamento sicuro. Spesso la dipendenza si sviluppa in conseguenza di un evento critico attuale, come la perdita di un lavoro o problemi famigliari. Tuttavia, i pensieri negativi che fanno da cornice alla situazione attuale hanno, spesso, un’origine da situazioni più remote, vissute nel passato. In tutti questi casi, è molto importante l’approccio EMDR. Il lavoro ha come obiettivo l’elaborazione dei traumi del passato che si riattivano a fronte di triggers, ovvero eventi scatenanti, nella realtà quotidiana. Le esperienze di successo possono essere poi installate come risorse positive per affrontare il futuro.