I disturbi alimentari, oggi definiti dalla comunità scientifica Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA), si caratterizzano per comportamenti inerenti all’alimentazione che hanno come risultato un’alterazione nel consumo o nell’assorbimento del cibo. Questi disturbi compromettono significativamente la salute fisica, il funzionamento psicosociale, scolastico o lavorativo della persona che ne soffre, producendo un forte impatto anche sul benessere dell’intero sistema familiare. Il manuale diagnostico internazionale dei disturbi mentali DSM 5 riporta le principali manifestazioni cliniche: Anoressia Nervosa (AN), Bulimia Nervosa (BN), disturbo da binge-eating (BED), disturbo evitante/restrittivo, pica e disturbo da ruminazione (DSM 5, 2015).

I DNA rappresentano un problema di salute pubblica in aumento in Italia e nel mondo con un esordio sempre più precoce con casi di insorgenza in età prepuberale, anche verso gli 8/9 anni di età. I dati del Ministero della Salute evidenziano come ad oggi più di 3 milioni di italiani soffra di DNA, con la prevalenza di AN, seguita da BN. La prevalenza dell’AN interessa soprattutto il sesso femminile, ma raggiunge un’equa distribuzione tra generi femminile e maschile tra i casi in prepubertà.

Tipicamente l’esordio dei DNA si verifica durante l’adolescenza, periodo di passaggio verso l’età adulta caratterizzato da importanti cambiamenti fisici, psicologici e sociali (e.g. maggiore autonomia dalla famiglia di origine, confronto tra pari, pressioni sociali per ottenere buone prestazioni scolastiche, rilascio ormonale con cambiamenti corporei). L’esordio può coincidere con un evento scatenante, fondamentale per comprendere il significato sotteso che rimanda alla propria storia. Il sintomo alimentare può rappresentare un mezzo, inconsapevole, attraverso cui l’adolescente manifesta e comunica alla famiglia e ai pari un disagio. Questo provoca un forte impatto sull’intero sistema familiare, che si trova a vivere vissuti ed emozioni anche contrastanti, come impotenza, confusione, angoscia e rabbia (Wesselius et al., 2020; Van der Kolk, 2017; Zaccagnino et al., 2017).

La terapia EMDR consente di dare voce alla sofferenza insita nel corpo, di riconoscere e comprendere il valore e il significato del sintomo come alleato nel percorso di cura. Ciò significa far sentire l’adolescente visto, capito e riconosciuto nei propri bisogni, il proprio valore e la propria storia. L’EMDR permette all’adolescente e alla sua famiglia di comprendere la funzione del sintomo, i fattori scatenanti e di mantenimento all’interno del sistema familiare e intervenire attivamente sulle caratteristiche alla base del disturbo. Il lavoro terapeutico prevede, infatti, anche la partecipazione dei genitori in modo parallelo, per consentire loro di elaborare eventi e vissuti critici legati al disturbo del figlio, e sviluppare risorse personali e relazionali utili per una migliore regolazione delle emozioni e per fronteggiare le diverse sfide evolutive nella relazione con il figlio.

Grazie alle capacità di autocura dell’individuo la terapia EMDR permette quindi la rielaborazione di memorie traumatiche, lo sviluppo di risorse e la costruzione di una narrativa personale e familiare coerente portando alla completa guarigione (Zaccagnino et al., 2017; Zaccagnino, 2017).

BIBLIOGRAFIA

  • American Psychiatric Association (2013). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Quinta edizione. DSM-5. Tr.it. Raffaello Cortina, Milano, 2015.
  • Van der Kolk, B.A. (2017). Developmental trauma disorder: Toward a rational diagnosis for children with complex trauma histories. Psychiatric Annals, 35(5), 401-408.
  • Wesselius, H., Bosch, I., van Hastenberg, L., Simons, J., Kuiper, C., & van der Helm, P. (2020). A new perspective on extreme recurring anorexia and its treatment: A preliminary study. Journal of Prenatal & Perinatal Psychology & Health, 34(5), 369-393.
  • Zaccagnino, M., Civilotti, C., Cussino, M., Callerame, C., & Fernandez, I. (2017). EMDR in anorexia nervosa: From a theoretical framework to the treatment guidelines. Eating disorders—a paradigm of the biopsychosocial model of illness, 193-213.
  • Zaccagnino, M. (2017). Nuove prospettive nella cura dei disturbi alimentari. Il ruolo dell’attaccamento nel lavoro clinico con EMDR. Ed. FrancoAngeli.