Il primo legame affettivo che il bambino instaura, per una predisposizione innata su base biologica, fin dai primi attimi di vita, nei confronti dell’adulto che si prende cura di lui (caregiver), rappresenta un legame di lunga durata ed emotivamente significativo per entrambi i membri della coppia. Bowlby (1969), nell’ambito della sua teoria evolutiva, definisce tale legame come legame di attaccamento, caratterizzato dalla ricerca di vicinanza fisica alla figura di riferimento, che a sua volta diventa una base sicura per il bambino.

I disturbi dell’attaccamento rappresentano un disturbo profondo e generalizzato del sentimento di protezione e sicurezza del bambino. Si sviluppano in contesti relazionali in cui risulta alterata la funzione fondamentale del sistema dell’attaccamento: la possibilità che il bambino possa sperimentare un senso di sicurezza interno. I quadri clinici descritti nei diversi manuali si riferiscono alla presenza di un disturbo persistente nella vita relazionale del bambino con inizio prima dei 5 anni, riscontrabile in diverse situazioni sociali e distinto dai disturbi generalizzati dello sviluppo. Il DSM IV e l’ICD 10 delineano fondamentalmente due quadri principali: il tipi inibito, caratterizzato da risposte inibite, ambivalenti o ipervigili verso uno o più adulti, e il tipo disinibito, caratterizzato da un’eccessiva ed indiscriminata socievolezza e da un’incapacità a sviluppare un attaccamento selettivo.

I bambini mostrano una capacità ridotta di rispondere in modo adeguato sia sul piano emozionale sia su quello sociale e perciò risultano compromesse le competenze sociali. Si possono osservare, negli anni successivi, problemi con i pari, iperattività e comportamenti distruttivi. Numerosi studi e risultati clinici dimostrano l’efficacia dell’EMDR con gli adolescenti e i bambini. L’EMDR può quindi essere applicato con successo ai bambini, garantendo loro una buona salute mentale, la possibilità di crescere e un buono sviluppo (Verardo, in Simonetta, 2010). L’EMDR è utilizzato con efficacia con i bambini con disturbi dell’attaccamento ma non solo, anche con problemi di ansia, depressione, difficoltà di apprendimento e di comportamento