Immaginate una casa con tante stanze, strutturate in modo tale da essere utili e comode. Ad esempio la cucina sarà vicina alla sala da pranzo, le camere vicine al bagno, etc. Le stanze sono fra loro separate: in alcuni casi ci sono delle pareti più spesse per poter garantire la privacy, ad esempio in bagno, in altri casi ci possono essere solo dei divisori o degli open space perché più funzionali nello spostamento da una stanza all’altra.

La nostra mente (personalità suona meglio?) è organizzata nello stesso modo: ogni stanza rappresenta una diversa funzione, una parte del nostro Sé che si occupa di un particolare compito. Le stanze comunicanti rappresentano quelle funzioni fra loro affini.

Il modello dell’Adaptive Information Processing (AIP) su cui si basa l’EMDR afferma che, a seguito di un evento traumatico non rielaborato, le reti neurali che custodiscono i ricordi di tali esperienze risultano sconnesse dal resto delle reti. In casi che riguardano traumi ripetuti nel tempo, soprattutto in età infantile, tali divisioni sono ancora più nette tanto che alcune memorie traumatiche non sono accessibili alla coscienza.
Nella metafora della casa, nel caso di traumi complessi, i muri divisori tra una stanza e l’altra sono molto più spessi e le porte sono chiuse a chiave, tanto che diventa difficile spostarsi da una stanza all’altra. Alcune parti della casa risultano addirittura inaccessibili. Se poi i traumi avvengono in età precoce, quando ancora la casa è in costruzione, può capitare che in alcune stanze i lavori si fermino lasciando tutto come all’inizio o che certe zone siano proprio inagibili.

Provate ad immaginare com’è vivere in una casa così. Siete in una stanza a fare una cosa ma non sapete cosa succede nel locale accanto a voi. In alcuni casi potete sentire dei rumori o intravvedere qualcosa; in altri invece non riuscite proprio a vedere cosa accade nelle altre zone della casa, e così magari mentre voi vi apprestate ad apparecchiare e cucinare, nell’altra stanza c’è chi si sta preparando per uscire, oppure ha trovato dei cioccolatini nella credenza e non ha più fame, in entrambi i casi vanificando il vostro operato.
Può anche capitare che ci sia qualcuno in un’altra stanza della casa che sta cucinando senza che voi lo sappiate; sentite però degli odori strani o dei profumi talmente reali da dirvi “la fame mi dà proprio alla testa, riesco anche ad immaginarmi il cibo e il suo aroma”. Ci possono infine essere dei ripostigli in cui sono accatastate cose che neanche ricordate di avere; sapete benissimo che prima o poi vi toccherà aprire la porta per darci un’occhiata ma non ne avete per niente voglia. La sensazione è che se aprite quello sgabuzzino vi ritroverete sommersi da mille cianfrusaglie e cose vecchie, e proprio non vi va.

La personalità di una persona che ha subito dei grossi traumi da piccola è strutturata proprio così. Ci sono tante stanze, parti, chiamate EP (parti emotive), ognuna con una funzione diversa. Alcune parti comunicano fra loro ed hanno funzioni affini; altre sono separate e non sanno nemmeno dell’esistenza delle altre. Poiché vivere così è veramente difficile, spesse volte una parte si posiziona all’ingresso e cerca di gestire il tutto, ma soprattutto cerca di mantenere i rapporti con l’esterno della casa. Questa parte si chiama ANP (personalità apparentemente normale) e “porta avanti la baracca”. A volte però qualche EP prende comunque il sopravvento e decide di farsi sentire.

In queste condizioni la persona non sente mai di esserci veramente: si sente staccata da quello che le succede attorno, senza sapere essa stessa chi è. Fa fatica a prendere decisioni, a volte dice una cosa ma poi ne fa un’altra, si comporta in un modo e il giorno dopo fa l’opposto. Ci sono poi mille emozioni che affollano la mente e la sensazione è quella di impazzire, di non riuscire a tenere tutto sotto controllo. A volte ci si ritrova a fare qualcosa senza neanche riconoscersi, o a comportarsi come dei bambini, anche se non lo si vorrebbe. È veramente difficile vivere così: la sofferenza e il disagio sono enormi.

In questi casi l’obiettivo primo della terapia è quello di poter offrire a chi abita nella casa una prospettiva diversa di questa, esterna, di modo che la persona possa averne una visione globale diversamente da come invece la percepisce vivendoci dentro. È poi importante effettuare i lavori di restauro e di pulizia affinché la casa torni ad essere agibile in tutte le sue stanze e niente resti inesplorato.
La psicoterapia con EMDR esplora le varie stanze e angoli che possono essere dei punti chiave per comprendere la storia di vita e per raggiungere l’obiettivo finale di integrare e riorganizzare i vari aspetti per poter vivere con più serenità e consapevolezza.