Per ansia sociale, o più precisamente fobia sociale, si intende la paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali la persona è esposta a persone non familiari o al possibile giudizio degli altri. L’individuo teme di agire (o di mostrare sintomi di ansia) in modo umiliante o imbarazzante (Mini DSM-IV-TR, 2002).

Si tratta di persone che provano una profonda ansia in situazioni sociali (lavoro, scuola, relazioni…) che si può manifestare sotto forma di sudorazione, rossore, difficoltà a parlare in pubblico, attacchi di panico, etc. Le persone che soffrono di questo disturbo sono costantemente preoccupate che gli altri possano notare la loro ansia e, quindi, all’ansia si accompagnano spesso altre emozioni quali la paura e la vergogna, così come la costante preoccupazione di fare “una brutta figura”. Queste sensazioni possono condurre la persona ad evitare le situazioni sociali temute; queste condotte di evitamento, benchè da un lato sembrerebbero apportare dei benefici legati alla diminuzione di situazioni ansiogene, dall’altro lato comportano una costante preoccupazione legata al dover trovare sempre delle scuse davanti a familiari, amici o colleghi per giustificare l’assenza ad inviti così come, a lungo termine, il rischio di un disturbo depressivo conseguente ad un quadro di isolamento e solitudine. Talvolta, l’ansia sociale può sfociare in ereutofobia (paura di arrossire in volto), con conseguente ansia anticipatoria che porta ad un ritiro dalle situazioni sociali.

In tutti questi casi un percorso psicoterapico può essere un valido aiuto. Spesso, in situazioni di questo tipo, si sono verificati degli eventi traumatici in età infantile o adolescenziale in cui la persona ha provato un forte imbarazzo o vergogna. In taluni casi, si tratta di situazioni familiari in cui il bambino o l’adolescente veniva ripreso in pubblico, oppure in cui lo status socio-economico della famiglia era molto basso e i figli provavano vergogna per la propria famiglia davanti agli amici.

L’approccio EMDR può essere molto utile per superare l’ansia sociale. Il lavoro sui triggers, ovvero le situazioni quotidiane nelle quali la persona si trova in imbarazzo, può far emergere cognizioni negative del paziente (es. Io sono inadeguato; Io sono diverso, etc.) che riportano a sensazioni già vissute precedentemente, nell’infanzia o in adolescenza. Il lavoro con l’EMDR prevede l’elaborazione dei ricordi traumatici legati a sensazioni di imbarazzo o di vergogna, così come l’elaborazione di situazioni attuali problematiche. Infine, il lavoro sul futuro, sempre con l’EMDR, aiuterà la persona a fronteggiare le situazioni in cui prova ansia anticipatoria.

Bibliografia
Mini DSM-IV-TR. CRITERI DIAGNOSTICI
American Psychiatric Association, Masson, 2002
EMDR. Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso movimenti oculari.
F. Shapiro, McGraw-Hill, 2000